Cade quest'anno il ventennale della pubblicazione in Italia del primo libro della fortunata saga di Harry Potter. Non a caso la pottermania, se mai si è placata dopo 7 libri, 8 film e tanto altro (piece teatrale, parchi divertimento, etc), ha ripreso vigore con l'inaugurazione a Milano della mostra Harry Potter Exhibition lo scorso 12 maggio.
Ma noi facciamo un passo indietro nel tempo e ci spostiamo di qualche chilometro, per arrivare in India dieci anni fa!
Già, perchè nel 2008, veniva proiettato nelle sale indiane la pellicola Hari Puttar: A Comedy of Terrors, storia di un bambino indiano di dieci anni, Hari Prasad Dhoonda, soprannominato Hari Puttar, che si trasferisce nel Regno Unito con la famiglia. Rimasto a casa da solo con il cugino Tuk Tuk mentre i suoi genitori vanno in vacanza, il ragazzino deve affrontare due ladri che sperano di rubare una formula segreta che il padre di Hari ha creato, lavorando ad un progetto top-secret per l'esercito indiano. Insomma, alla fine si trova a dover salvare niente meno che il mondo!
Il film è un remake e una copia non ben riuscita del celebre Mamma, ho perso l'aereo! (Home Alone), film del 1990 in cui il bambino prodigio Macaulay Culkin doveva difendersi e proteggere la casa di famiglia dalla coppia di ladri pasticcioni interpretata da Joe Pesci e Daniel Stern.
Debitore di idee nei confronti del cinema a stelle e strisce, questo film ha però rischiato di aver ben altre grane, di carattere legale, con la casa produttrice del franchise Harry Potter. Warner Bros, all'indomani dell'uscita del film nelle sale, ha intentato causa nei confronti della Mirchi Movies, casa produttrice del film, affermando che il film ha una somiglianza troppo stretta con l'eroe della saga creata e scritta da J.K.Rowling a metà degli anni '90.
La somiglianza, dato che i film hanno storie decisamente diverse, sarebbe nel nome dei due protagonisti. Secondo i produttori americani, Hari Puttar sarebbe parso troppo simile a Harry Potter! Abbastanza da portare la questione davanti a un tribunale.
Ma come spiegava Munish Purii, amministratore delegato della compagnia intervistato a proposito dela vicenda "non riesco a vedere alcuna somiglianza tra i nomi: "Hari" è un nome popolare in India, mentre "Puttar" significa figlio, in Punjabi."
Insomma, la gaffe della Warner è stata colossale, e alla fine il tribunale ha riconosciuto l'inconsistenza dell'accusa, dando ragione alla casa produttrice indiana. Forse i legali avrebbero dovuto tradurre il titolo (o magari leggere uno dei post di questo magazine, sull'affascinante cultura linguistica indiana).
Chi fosse incuriosito da questo film, può vederlo qui sotto!
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