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Cultura

La leggenda di Dhola e Maru

Un cammello magico, briganti e due innamorati: la storia d'amore più felice del Rajasthan.

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L’amore vero sconfigge qualsiasi nemico, supera ogni ostacolo e fa sognare. Da secoli e secoli in Rajasthan la fantasia vola sulla groppa di cammelli magici cullata dalla leggenda di Dhola e Maru. Le loro avventure romantiche sono raccontate dai cantastorie, dagli attori e marionette del teatro popolare o del cinema o semplicemente rievocate dalle miniature dei codici antichi o dagli affreschi come quelli del Takhat Villas nel forte di Jodhpur.


Un tempo vi fu in Rajasthan una grande siccità. Il maharaja del regno settentrionale di Pugal andò in pellegrinaggio con la moglie e la figlioletta Maru a Pushkar per invocare la pioggia. Anche il maharaja del regno orientale di Nalwar si trovava nel luogo sacro per la stessa ragione, anche lui accompagnato dalla moglie e dal figlioletto Dhola. I due re divennero amici e per sancire l’alleanza tra i regni maritarono Dhola e Maru, all’epoca infanti. Arrivò la pioggia e ognuno tornò al proprio regno.
Passarono gli anni. Il re di Nalwar morì e Dhola, dimentico del matrimonio con Maru, si sposò con Malvani, figlia del raja di Malvi. I due erano normalmente felici. A chilometri di distanza invece Maru, da poco entrata nella gioventù, soffriva le pene acute della separazione dall’amato Dhola, di cui conservava miracolosamente un’indelebile ricordo. A nulla valsero gli innumerevoli messaggi che fece recapitare a corte dello sposo: messaggi e messaggeri  venivano immancabilmente intercettati e bloccati da Malvani, gelosa del neo marito.
Ma il destino era scritto nelle stelle e Maru riescì infine a raggiungere Dhola. Affida infatti a un gruppo di menestrelli la più triste delle tristi canzoni d’amor lontano che ripetevain cuor suo a ogni ora del giorno e della notte. I cantanti giunti a Nalwar vengono respinti dalle guardie di Malvani, ma nottetempo si accampano alle spalle del palazzo e al chiaro di luna intonano il malinconico canto di Maru.
Le note sono cariche di un potere magico, destano il principe Dhola e gli rubano il tormentato sonno. I musici sono convocati a corte il mattino seguente e cantano delle pene d’amore di Maru che soffre per la separazione da un marito lontano che si è scordato di lei. Improvvisamente Dhola ricorda il suo matrimonio infantile e il suo cuore s’avvampa dal desiderio di riunirsi alla prima moglie. Malvani non è felice e vorrebbe in tutti i modi trattenere l’amato, ma a nulla valgono le sue implorazioni e le sue preghiere: Dhola parte alla volta di Pugal.
Giunto a Pugal il principe è accolto con tutti gli onori. Una gran festa celebra il ricongiungimento dei due amanti. Finiti i festeggiamenti gli sposi partono per tornare a Nalvar. Le agonie dell’attesa, le pene della separazione sono curate dal balsamo dell’amore e tutto sembra essersi felicemente risolto.
Ma le disavventure e gli ostacoli  non sono ancora finiti. Umar, un nobile locale che si era invaghito follemente di Maru, si unisce a un gruppo di briganti e pianifica la sua vendetta. In viaggio Dhola e Maru incontrano Umar che offre loro ospitalità nel suo caravanserraglio. Dhola accetta ignaro e si gode la lauta cena bagnata da gustoso liquore offertogli da Umar. Ma alcuni menestrelli (ancora una volta i cantastorie) scoprono le cattive intenzioni di Umar e avvertono Maru.
La ragazza ricorre a un dono magico, un portentoso cammello che ha la facoltà di volare più veloce del vento. Scaltramente recupera il marito e i due, galoppando sul cammello magico si salvano dai banditi, ma gli ostacoli non sono ancora finiti.
Quando ormai la meta è vicina, Maru è muore per il morso di un serpente. Dhola disperato si sta per immolare sulla pira funebre dell’amata quando giunge una coppia di asceti (mandati da Shiva e Parvati, o manifestazioni degli dei stessi). Grazie alla meditazione e all’austerità i saggi hanno acquisito il potere di restituire la vita e resuscitano Maru. Benedetti dagli dei e dagli asceti Dhola e Maru rientrano finalmente alla corte di Nalvar, dove sono accolti da Malvati, ora serenamente rassegnata alla condivisione.
I tre vissero da allora felici e contenti. L’amore vero conquista tutti e su tutto vince.


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